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La laguna di Venezia
La Laguna di Venezia, uno specchio d'acqua di 55 mila ettari separato dal mare da una conformazione lidi sabbiosi, è la più vasta zona umida italiana e uno dei più rilevanti ecosistemi costieri del Mediterraneo.

Una realtà eccezionale i cui confini sono stati imposti dall'uomo che nei secoli ha operato per difendere e proteggere Venezia. Una realtà complessa che, grazie alla varietà delle situazioni ambientali possibili, alla particolare vivacità delle isole e alla fruibilità di uno straordinario patrimonio storico ed artistico, non ha eguali ed è capace di suscitare speciali emozioni a suoi innumerevoli visitatori.

Sono sempre visibili le sagome dei campanili di Venezia e delle Isole, sempre si avverte la presenza di qualche tratto di mura affiorante tra il fango e l'acqua a testimonianza delle preesistenti isole, dei monasteri e delle fortificazioni che arricchivano questo territorio e sempre si percepisce la vicinanza della Terraferma. I giochi di luce che illuminano ogni sua veduta, le distese d'acqua, i canali, le barene e le velme che emergono durante le basse maree sono gli elementi più suggestivi di un paesaggio lagunare.

Ma la Laguna di Venezia non è solo paesaggio. Ad essa deve essere riconosciuto un valore in sé, a prescindere dalla sua utilizzazione. Così come da tempo auspicano l'Unesco che, già nel 1987, unitariamente al centro storico di Venezia, ha riconosciuto questo ambiente quale Patrimonio dell'Umanità e le istituzioni che con i recenti provvedimenti legislativi hanno promosso la creazione di un Parco locale a tutela delle specificità della Laguna Nord e delle sue Isole.
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Isola di Burano
Burano, da Boreanum -una delle antiche porte di Altino-, abitata sin dai tempi delle invasioni barbariche, ha vissute il suo massimo sviluppo tra il XV e il XVI secolo quando dopo il declino di Torcello, era divenuta il centro più importante della Laguna Nord.

L'isola, ancora oggi la più importante e più densamente popolata della Laguna Nord (circa 2600 abitanti al settembre 2013), mantiene l'aspetto di una antica contrada veneziana.
La densa e uniforme presenza di piccoli edifici rustici -prevalentemente a due piani, con facciate simili e con semplici finestre quadrate-, distinti uno dall'altro unicamente dalla policromia dei loro intonaci esterni, crea un paesaggio urbano del tutto eccezionale.
La pienezza e la molteplicità dei colori visibili -il giallo, il verde, il rosso, l'azzurro e altri ancora, arrivano a definire quella cromia suggestiva che ha ispirato i pittori della famosa cosiddetta Scuola di Burano, i soli capaci di rappresentare la migliore sintesi tra arte, paesaggio e vita urbana.

È un piacere perdersi per l'isola: camminando, sempre si arriva alla Piazza Galuppi dove, all'ombra del campanile fortemente inclinato della chiesa di San Martino, spiccano le architetture gotiche del Palazzo del Podestà e del Museo del Merletto e la rinascimentale Chiesa di San Martino.

Burano, l'isola che ha dato i natali al massimo musicista barocco Baldassare Galuppi (1703-1785), è conosciuta anche come l'isola dei merletti perché, in continuità con la tradizione di secoli, vi si continuano a produrre composizioni di rara bellezza e originalità.


Siti di riferimento:
www.isoladiburano.it
it.wikipedia/wiki/Burano
www.invenice.com/Burano
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Isola di Mazzorbo
Mazzorbo, "Maiurbium" a testimonianza della rilevanza assunta nell'alto medioevo, è oggi abitata solo da poche centinaia di persone e costituisce oramai un unicum urbano con Burano alla quale è collegata con un lungo e caratteristico ponte di legno.

All'epoca del suo maggior splendore e sviluppo, erano operative nell'isola ben cinque parrocchie e cinque importanti monasteri (non tutti di perfetta moralità), principalmente a servizio dei nobili veneziani.

Oggi Mazzorbo, sebbene mancante della gran parte delle emergenze architettoniche e culturali che potevano testimoniare la sua rilevanza storica perché demolita e/o saccheggiata dopo la caduta della Repubblica di San Marco e la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, offre comunque al visitatore attento e curioso l'opportunità di vivere situazioni del tutto particolari e di visitare alcune significative eccellenze architettoniche che, per significatività, rimandano alla gloriosa storia di questa isola e al suo rapporto con quelle vicine e con Venezia.
Tra queste: la chiesa di Santa Caterina, i palazzotti gotici allineati lungo il canale principale e, all'estremità dell'isola di Mazzorbetto, immerso nel verde, la pre-esistenza di un forte austriaco del XIX secolo.

Contribuisce alla definizione del nuovo paesaggio dell'isola anche il parco agricolo ospitato all'interno della Tenuta Venissa (ex Scarpa Volo) dove protetta, dalla presenza del basso campanile del XV secolo della chiesa di Sant'Angelo, demolita nell'800, è stata ripristinata con successo la coltivazione di un vitigno autoctono, la Dorona.

Siti di riferimento:
it.wikipedia/wiki/Mazzorbo
www.invenicetoday.com/isole/mazzorbo
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Isola di Torcello
Torcello, l'antica Dorceum o Turricellum, divenne rifugio -prima temporaneo e poi definitivo- di quanti abbandonarono Aquileia, Altino, Concordia a seguito delle invasioni barbariche dell'alto medioevo e del VII secolo. All'epoca, i Longobardi arrivarono ad occuparono tutta la Venetia.

L'isola -arricchita da strade lastricate, monasteri, palazzi e chiese e cantieri navali- crebbe progressivamente di importanza fino a diventare, quando la Venezia storica ancora non esisteva, il centro politico, religioso e commerciale dell'intera area lagunare.
Raggiunse il suo massimo splendore attorno all'anno 1000 e la sua fortuna continuò anche nei secoli successivi.
Attorno al XV secolo, l'occlusione delle bocche portuali determinato dal progressivo interramento e impaludamento dei fondali della Laguna, la prevalenza delle acque dolci su quelle salate e il flagello della malaria diedero origine alla sua lenta decadenza dell'Isola e al progressivo spostamento a Venezia dei suoi abitanti e delle istituzioni civili e religiose.

La rilevanza storica di Torcello trova testimonianza nella magnificenza di importanti presenze architettoniche. Tra queste la Cattedrale di Santa Maria Assunta (inaugurata nel 639 e ridefinita nel 1008); le rovine del Battistero di San Giovanni Evangelista, la Chiesa di Santa Fosca con i giochi di luci ed ombre che si creano al suo interno e i non meno significativi Palazzi del Consiglio e dell'Archivio, dal 1889 sedi del Museo Provinciale.

Oggi gli abitanti dell'isola sono solo poche unità e la sua rilevanza è specificatamente turistica.

Siti di riferimento:
it.wikipedia/wiki/Torcello
www.invenice.com/torcello
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La piazza Baldassarre Galuppi
La piazza, il centro sociale dell'isola, il luogo delle feste e di ogni attività collettiva, è segnata dalla presenza di due edifici particolarmente significativi: l'uno civile (ora sede del Comune), il Palazzo del Podestà, gotico, e l'altro religioso, l'ampia chiesa di San Martino, rinascimentale. L'insieme architettonico e urbanistico è ulteriormente definito dalla presenza di un altro palazzo gotico, oggi sede del Museo del merletto. Al centro della piazza, accanto ad una vera da pozzo del tardo 500, si erge il pilo in pietra d'Istria che in passato reggeva il gonfalone di San Marco.
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La chiesa di S. Martino, vescovo di Tours
L'imponente chiesa parrocchiale, curiosamente priva di facciata e quindi di una entrata principale, è stata costruita tra il 1500 e il 1600, sulle rimanenze di un preesistente edificio religioso. L'interno, in stile lombardo-barocco, è strutturato a croce latina: tre navate con transetto -divise tra loro da pilastri neoclassici che sostengono archi a pieno sesto-, una cappella maggiore e due cappelle minori laterali. L'altare maggiore, a forma di tabernacolo, posto alla testa della navata centrale, è stato costruito nel 1673. La pavimentazione, tipica veneziana, è a pietre quadrate rosso e bianche. Il soffitto è a botte, eccetto che nella parte centrale la cui volta è a crociera.
I più importanti interventi di restauro della chiesa sono stati fatti nella seconda metà del '800 quando sono state rinnovate prima la navata centrale (1867) e poi le due navate laterali e la crociera del transetto (1874).
Sono numerose le opere d'arte conservate nella chiesa. Tra queste spiccano per rilevanza e bellezza la Crocefissione di Gianbattista Tiepolo (1725), le tele di Scuola veneta del XVII secolo, i dipinti di Giovanni Mansueti (XV secolo) e una tela attribuita a Palma il Giovane.

A fianco della Chiesa è visibile, così come ridefinito dal restauro curato da Andrea Tiralli nei primi anni del XVIII secolo, uno dei simboli dell'isola: il caratteristico campanile fortemente pendente.

Siti di riferimento:
www.isoladiburano.it/it/chiesasanmartino
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Il museo del merletto
Il Museo del Merletto è stato aperto nel 1981 e ha sede nel palazzotto gotico che si affaccia sulla principale piazza Galuppi di Burano, già sede della storica Scuola dei Merletti fondata nel 1872 dalla contessa Adriana Marcello per rilanciare una tradizione secolare.

L'antica arte dei merletti, attestata fin dal '500, raggiunse l'apice del suo valore verso la metà del XVI secolo e si tramandò nel tempo grazie al paziente lavoro delle donne di Burano. Stava per scomparire verso la fine dell'800, quando la 70enne Cencia Scarparola -alla quale è dedicata una calle dell'isola presso l'imbarcadero- ultima custode dei segreti di questa arte è sta chiamata ad insegnare alle allieve della Scuola e del Laboratorio del merletto appena fondata.

Dalla fine degli anni 70, con il riordino dell'Archivio della Scuola e con la trasformazione della Scuola in spazio espositivo, è stata riavviata la riscoperta e la valorizzazione culturale di questa arte.

Oggi, il Museo, parte integrante del raggruppamento dei musei civici veneziani, espone oltre 100 preziosi esemplari della ricca collezione della Scuola e offre anche l'opportunità di visionare importanti testimonianze della produzione veneziana dal XIV al XX secolo, di vedere dal vero le tecniche di lavorazione proposte dalle merlettaie e di accedere alla documentazione storico – artistica dell'Archivio.

Siti di riferimento:
museomerletto.vistmuve.it (sito ufficiale)
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Chiesa di Santa Caterina di Alessandria
Ai margini della Laguna, lontana dagli itinerari turistici, si trova la Chiesa di Santa Caterina, una parte di un complesso monastico di suore benedettine, soppresso nel 1806. Un esempio stupendo, ancora molto ben conservato, di architettura monastica (ricostruzione del XIII su preesistenze dell'VIII secolo).

L'interno della chiesa, a una navata, con soffitto ligneo a carena di nave -anticipato da un atrio pavimentato in cotto, a spina di pesce, conserva l'aspetto delle chiesette romano-gotiche conventuali del 300 e 400 pur presentando tracce più antiche: le finestrelle della parete destra, gli archetti pensili e le lesene del muro esterno. Alla costruzione del primo 400 appartengono anche le eleganti travature del vestibolo che sorreggono il coro pensile, a grate, delle monache.

All'esterno, invece, la chiesa quasi non si distingue dalle case vicine se non per la lunetta di marmo scolpito, raffigurante lo sposalizio di Santa Caterina, posizionata sopra l'importante bel portone d'ingresso.

Numerose le opere d'arte conservate nella chiesa. Tra queste particolarmente significative sono il rilievo del XIV secolo raffigurante la Vergine con Bimbo, la scultura gotica del XVII secolo rappresentante le Mistiche Nozze di Santa Caterina e la tela del XVII secolo attribuita a Matteo Ponzone.

Completa il complesso religioso, il trecentesco campanile della chiesa che, situato all'interno del vecchio cimitero, arricchito dalle bianche bifore della cella e impreziosito da una piccola cupola sulla sommità della cuspide, ospita la campana più antica della Laguna (anno 1318).
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La tenuta Venissa (ex Scarpa Volo)
La Tenuta Venissa di Mazzorbo, la ex Scarpa Volo dal nome dei suoi precedenti proprietari, è l'esito di un intervento di recupero di un compendio naturalistico interessante e unico dal punto di vista ambientale e agricolo. Un progetto complesso, costruito sulla base della convinzione che un nuovo sviluppo delle isole della Laguna Nord è possibile a partire da un recupero all'agricoltura (in particolare alla viticoltura) dei terreni disponibili se questo si realizza, in equilibrio e coerenza, con la valorizzazione delle risorse culturali - turistiche dell'area.

Realizzata mantenendo l'atmosfera in quello che una volta era la vigna murada (un terreno coltivato a vigneto, alberi da frutta e ortaggi cinto da un muro) dell'antico monastero annesso alla chiesa di S. Angelo, il complesso il luogo dove è stato possibile riscoprire la produzione vitivinicola di qualità e valorizzare il vitigno della Dorona di cui era stata abbandonata la produzione.

Uno spazio comunque aperto alla cittadinanza, nei fatti un vero e proprio parco agricolo urbano e un centro di formazione, educazione e ricerca agro-ambientale, alla quale è reso possibile vivere emozioni e realizzare esperienze mirate al recupero delle tradizioni agricole locali (orti coltivati dalla gente del luogo, avvicinamento dei ragazzi delle scuole al mondo dell'agricoltura) e realizzare iniziative culturali di alto livello.

Siti di riferimento:
www.venissa.it
www.parcolagunavenezia.it/beni (Sito Istituzione Parco della laguna)
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La cattedrale di Santa Maria Assunta
La Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta per affermare l'appartenenza dell'isola al mondo bizantino, è stata inaugurato nel 639. Ne dà testimonianza l'epigrafe rinvenuta alla fine del 1800 che riporta i nomi dei rappresentanti le istituzioni presenti alla benedizione. La sua attuale forma è però quella risultante dall'intervento realizzato nel 1008 dal Vescovo Orso Orseolo, figlio del Doge Pietro Orseolo II^. I successivi interventi di restauro (l'ultimo dei quali della fine dell'800) non hanno apportato modifiche sostanziali.

L'edificio, al quale si accede da una porta laterale, è ripartito da 18 colonne di marmo greco, in una navata principale e due laterali. Il Presbiterio, la parte riservata al clero, è separato dalla navata centrale da un'iconostasi formata da sottili colonne di marmo con capitelli bizantini e adornata con bassorilievi raffiguranti pavoni e leoni. Lo splendido pavimento in mosaico di marmo gareggia, per qualità e bellezza, quelli della Basilica di San Marco e della chiesa di San Donato a Murano.

La controfaccia dell'edifico ospita il famoso mosaico bizantino raffigurante il Giudizio Universale. Anche la parete del lato opposto, dietro l'altare, è ricoperta da mosaici di rara bellezza.
La grandezza e la maestosità di queste opere, come anche la rilevanza delle reliquie conservate (le spoglie di Santo Eliodoro, primo vescovo di Altino sotto l'altare maggiore), dimostrano l'importanza storico-culturale assunta dal vescovato di Torcello nell'alto medioevo.

Poco distante dalle costruzioni religiose si erge il campanile che, anch'esso del 1008, con la sua altezza, costituisce uno dei punti di riferimento della Laguna nord.
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La chiesa Santa Fosca e il battistero di San Giovanni Evangelista

  La Chiesa di Santa Fosca
Un bel porticato esterno collega la Cattedrale alla Chiesa di Santa Fosca e alle rovine del Battistero di San Giovanni Evangelista.

La chiesa di Santa Fosca, un notevole esempio dello stile veneto-bizantino, fu costruita intorno al 1100 in risposta all'affermazione a Torcello (a partire dal X secolo) del culto delle Sante Fosca e Maura si affermò a Torcello.

L'insolita forma circolare della chiesa ricorda le architetture degli antichi templi pagani. L'interno presenta un insolito raccordo tra la pianta quadrangolare della base e la pianta circolare della cupola che rimanda ai riferimenti delle architetture bizantine di Ravenna.
L'ambiente interno è volutamente caratterizzato da giochi di luci e ombre per rafforzare il legame con la Santa a cui è dedicata la chiesa (Fosca nel senso di oscura). L'insieme delle finestre sono strutturate in modo strategico per indirizzare la luce in punti precisi e lasciando un generale senso di scuro nelle altre parti.


  Il Battistero di San Giovanni Evangelista
Le rovine del Battistero, un edificio presumibilmente coevo alla Cattedrale, favoriscono immagini di grande suggestione.
Nella sua forma originale, a pianta circolare con otto colonne, il Battistero era stato strutturato per la cerimonia del battesimo per immersione. L'ingresso al manufatto era posto di fronte alla porta principale della Cattedrale consentendo al battezzato di entrare direttamente in chiesa attraversando unicamente il corridoio coperto che unisce le tre strutture religiose.
Nel 1700, l'originale battistero romanico-bizantino venne demolito, per essere successivamente ricostruito.
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Il museo provinciale di Torcello
Il Museo, che ha sede negli importanti dal punto di vista architettonico Palazzo del Consiglio (rimesso a nuovo nel 2005) e Palazzo dell'Archivio, raccoglie una collezione unica nel suo genere e si propone di documentare la storia dell'Isola e della sua Laguna ma anche di fornire contributi per la storia delle origini di Venezia.

Le collezioni, gestite dalla Provincia di Venezia, sono organizzate in due nuclei: il primo, ospitato nel trecentesco Palazzo del Consiglio, è dedicato ad illustrare i reperti del periodo Medioevale e Moderno; il secondo, ospitato invece Palazzo dell'Archivio, databile al XI-XII secolo, è invece la sede della sezione Archeologica, e ospita ritrovamenti di più antica datazione.
Tra i pezzi più significativi del Museo vanno ricordati la testa femminile da stele funeraria e la testa velata maschile, la bolla plumbea greca del VII secolo, il paliotto d'altare in argento dorato del XIII secolo, i cicli pittorici attribuiti alla bottega del Veronese.

Nella stessa Piazzetta, centro ideale dell'isola, sono posizionati anche l'interessante vera da pozzo utilizzata in passato dagli abitanti dell'isole per il loro approvvigionamento di acqua dolce e, davanti all'ingresso del Museo, il cosiddetto Trono di Attila: una cattedra marmorea che leggenda, difficilmente documentabile, vuole sia stato usato da Attila, il re degli Unni.

Siti di riferimento:
www.cultura.provincia.venezia.it/spazi/museo-di-torcello